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Il Word of Mouth: il passaparola in internet

I miei amici di NinjaMarketing hanno pubblicato un articolo molto interessante sul Word of Mouth supportato dai dati di due ricerche effettuate da Doxa e NovaQuant. Devo dire che quello che ne esce fuori è un quadro molto interessante, ma allo stesso tempo non cosi sorprendete… insomma… niente di nuovo per gli addetti ai lavori.

Il Word of Mouth (in italiano il passaparola) inteso nell’ambito del marketing e della comunicazione è una delle tecniche di marketing non convenzionale che permette la trasmissione di informazioni, considerazioni e opinioni su un prodotto o su un brand. Il passaparola, che fino a poco tempo fa avveniva da un balcone all’alto tra le signore intente a stendere il bucato, oppure dal parrucchiere, sotto un casco per la permanente, oggi avviene essenzialmente sul web. Forum, blog, email, newsletter, chat, ecc. rappresentano il vero humus del passaparola internettiano e il web 2.0 con i suoi social network lo ha reso un potente strumento da utilizzare per veicolare messaggi pubblicitari a basso, bassissimo costo!

Chi di voi non ha mai consultato un amico prima di andare in un certo ristorante, o prima di acquistare un cellulare? Io, personalmente, prima di fare un acquisto “tecnologico” giro decine e decine di siti e forum specializzati cercando di trovare tutte le informazioni che mi occorrono, pregi e difetti del prodotto in questione prima de effettuare l’acquisto in questione. E questa, ormai, è diventata una prassi pressochè adottata da tutti coloro che utilizzano internet in modo frequente, che sono pressochè giovani che appartengono alla fascia di età che va dai 14 ai 30, 35 anni circa.

Il principale problema però, è capire se queste informazioni che cerchiamo o che riceviamo sono o meno attendibili. Un individuo dichiara una notizia attendiblie se arriva da una fonte attendibile… ma chi sono queste fonti attendibili nel passaparola? I cosiddetti “Influencers”.

E chi sono questi? Vi starete chiedendo… Niente di più semplice… L’amico appassionato di pc a cui vi rivolgete per un consiglio, l’amico esperto di pizzerie a cui chiedete dove mangiare una buona pizza, l’amico attento alla moda a cui chiedete dove comprare un capo “di tendenza”… in poche parole tutti coloro che con il loro parere possono infulenzare le nostre scelte.

E’ su di loro che le aziende devono focalizzarsi. E’ su di loro che devono agire se vogliono crare un “buzz” positivo attorno al loro prodotto. Se si inizia a parlare bene di un prodotto finirà col sembrare davvero un ottimo prodotto anche se magari non lo è del tutto. Oppure potrà spingere l’infulenzato a parlarne bene a sua volta con altre persone che lo faranno con altre ancora e così via… creando il passaparola. Alzino la mano quanti di voi hanno parlato male di Windows Vista senza nemmeno utilizzarlo! Come dicevo nello scorso articolo, Vista è stato vittima di un “buzz” fortemente negativo che lo ha bollato come un sistema operativo scadente, e adesso Microsfot sta tentando di correre ai ripari.

Facendo un esempio più recente possiamo prendere in considerazione lo smartphone della Apple, il mitico I-Phone. File esagerate davanti ai negozi la notte dell’entrata in commercio, siti e forum che impazzivano dalla smania di avere il “magico” oggetto del desiderio. Tutti che ne elogiavano le caratteristiche e le funzionalità… MA NESSUNO LO AVEVA ANCORA COMPRATO! (A parte qualcuno che se l’era fatto arrivare da oltreoceano).

Come è possibile che per un semplice smartphone (addirittura con una misera fotocamera da 3 megapixel) si sia scatenato tutto questo putiferio? Cos’è accaduto? E’ accaduto che ancora una volta che il guru di Apple, Steve Jobs, ha creato quello che viene definito come “Reality Distortion Field” (RDF). Da tempo si dice che Steve Jobs sia in grado di applicare su chi lo ascolta un RDF, ovvero è in grado di convincere praticamente chiunque di qualsiasi cosa. Lui si che è il re degli influencers! E se il re degli influencers produce uno smartphone con touchscreen, allora questo smartphone diventa “The God Machine”, com’è stato battezzato da molti il nuovo melafonino.

Morale della favola: se le aziende riescono a convincere gli influencers della bontà del loro prodotto e riescono a far viaggiare il messaggio in lungo e in largo per la rete e per le strade reali delle città, allora il grosso è fatto. Una volta preparato il terreno, (perchè a mio modo di vedere una campagna di marketing non convenzionale, soprattuto quelle baste sul WOM, devono precerdere il lancio del prodotto e la comunicazione sui media tradizionali), basta una semplicissiima campagna di marketing “base” e il vostro prodotto avrà di sicuro successo.

Vi lascio con un interrogativo: e se gli influencers si facessero pagare?

A questo punto siamo nel Pirandelliano mondo dell’inconoscibilità del reale, in cui ognuno può dare una propria interpretazione che non può coincidere con quella degli altri e che non necessariamente corrisponde alla realtà… COSI E’ (SE VI PARE)

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  1. lunedì, 15 ottobre 2012 alle 8:02

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