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La classifica delle università italiane: ecco i criteri

domenica, 26 luglio 2009 15 commenti

In questi giorni Il Sole 24 Ore ha pubblicato la classifica delle Univeristà italiane del 2009.
Come al solito la fanno da padrone gli atenei del centro-nord, mentre il sud resta fanalino di coda.
I tg e i giornali ne hanno parlato tanto ma pochi hanno dato spiegazioni riguardo i criteri utilizzati per formulare questa classifica.
Vediamo di fare un pò di chiarezza.
Il Sole 24 ore individua 10 indicatori calcolati in rapporto alle dimensioni degli atenei:

  1. Talenti
  2. Attrattività
  3. Dispersione
  4. Inattività
  5. Laurea nei tempi
  6. Affollamento*
  7. Occupati a tre anni
  8. Ricerca/Personale
  9. Ricerca/Fondi (in €)
  10. Ricerca/Fondi esterni

*(non è espresso in percentuale, va inteso come numero di studenti per docente)

In base ai dati raccolti quindi, ecco la classifica delle Università statali:

UNIVERSITÀ STATALI
Ateneo Punti
Milano Politecnico 788
Modena e Reggio Emilia 768
Trieste 756
Torino Politecnico 749
Pavia 707
Ferrara 705
Trento 685
Piemonte Orientale 668
Padova 661
Ancona 656
L’Aquila 653
Parma 653
Venezia Iuav 651
Genova 614
Firenze 608
Viterbo 597
Perugia 593
Udine 578
Venezia Cà Foscari 576
Bologna 575
Bari Politecnico 575
Siena Stranieri 569
Calabria 558
Milano Bicocca 554
Pisa 551
Torino 549
Napoli Federico II 544
Napoli II Università 539
Insubria 534
Camerino 531
Urbino 524
Brescia 522
Roma Tor Vergata 517
Milano 498
Verona 483
Potenza 481
Benevento 473
Siena 442
Bergamo 429
Molise 425
Roma La Sapienza 414
Reggio Calabria 412
Catania 407
Cagliari 397
Salerno 369
Sassari 351
Macerata 341
Roma Tre 337
Napoli L’Orientale 337
Chieti e Pescara 334
Messina 327
Perugia Stranieri 327
Cassino 308
Bari 307
Foggia 292
Lecce 286
Teramo 280
Palermo 266
Catanzaro 229
Napoli Parthenope 143

…e quella delle Università private:

UNIVERSITÀ NON STATALI
Ateneo Punti
Milano Bocconi 800
Milano San Raffaele 792
Roma Luiss 646
Castellanza Liuc 638
Milano Cattolica 638
Aosta 577
Bolzano 523
Roma Lumsa 431
Milano Iulm 415
Roma San Pio V 415
Bari Lum 362
Napoli Suor Orsola 300
Enna -Kore 238
Roma Europea 223

Gli amanti delle statistiche e chi volesse effettuare un confronto con la classifica del 2008, possono dare uno sguardo a questo link

Fonte: Il Sole 24 Ore

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Tagli all’Università: ecco la Legge 133/08

giovedì, 23 ottobre 2008 30 commenti

Mi è stato chiesto da più parti riassumere in poche righe quelli che sono gli articoli che interessano l’Università della legge 133/08.
Innanzitutto bisogna dire che non si tratta di una riforma della scuola e dell’università, ma si tratta di un decreto collegato alla legge finanziaria, e quindi sono direttive che provengono dal ministro Tremonti.

Articolo 16.
Facoltà di trasformazione in fondazioni delle università.
In attuazione dell’articolo 33 della Costituzione, nel rispetto delle leggi vigenti e dell’autonomia didattica, scientifica, organizzativa e finanziaria, le Università pubbliche possono deliberare la propria trasformazione in fondazioni di diritto privato. La delibera di trasformazione e’ adottata dal Senato accademico a maggioranza assoluta ed e’ approvata con decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze. La trasformazione opera a decorrere dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di adozione della delibera.

Articolo 66 comma 13
…In relazione a quanto previsto dal presente comma, l’autorizzazione legislativa di cui all’articolo 5, comma 1, lettera a) della legge 24 dicembre 1993, n. 537, concernente il fondo per il finanziamento ordinario delle università, e’ ridotta di 63,5 milioni di euro per l’anno 2009, di 190 milioni di euro per l’anno 2010, di 316 milioni di euro per l’anno 2011, di 417 milioni di euro per l’anno 2012 e di 455 milioni di euro a decorrere dall’anno 2013.

Cosa potrebbe accadere?

Allora, se viene ridotto il Fondo ordinario e per legge la tassa di iscrizione non può superare il 20% di questo Fondo, (per più informazioni leggere questo articolo) questo significa che le entrate diminuiranno sensibilmente. Una diminuzione delle entrate progressiva fino al 2013 comporterà una riduzione dei servizi e della qualità fino a minacciare l’esistenza dell’università stessa. Qual è la soluzione che possono adottare i rettori?  Qui arriva in soccorso l’articolo 16. Trasformando l’università in una fondazione di diritto privato. In questo modo si potranno raccogliere fondi da chicchessia anche perchè il comma 5 dello stesso articolo recita: “I trasferimenti a titolo di contributo o di liberalità a favore delle fondazioni universitarie sono esenti da tasse e imposte indirette e da diritti dovuti a qualunque altro titolo e sono interamente deducibili dal reddito del soggetto erogante. Gli onorari notarili relativi agli atti di donazione a favore delle fondazioni universitarie sono ridotti del 90 per cento.”

Facciamo un esempio. Il signor PincoPallino dona un pò di soldini alla fondazione, quanto tempo impiegheranno i figli del signor PincoPallino a laurearsi con il massimo dei voti?

In pratica l’università verrà privatizzata e seguirà le linee guida del finanziatore o del politico di turno che la foraggia…

Se il futuro di una società si vede nelle università di oggi… allora lasciatemi dire che STIAMO INGUIATI!!!

Se proprio si dovevano tagliare le spese, perchè non tagliare le tantissime inutili spese militari o le spese dei politici e dei ministeri? E come mai invece, sono usciti tutti quei miliardi per salvare le banche? Tagliare le spese sull’istruzione e sulla ricerca significa tagliare le gambe al futuro

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Il pane per la ricerca

martedì, 7 ottobre 2008 7 commenti

“Pubblico integralmente un articolo scritto da quello che è, forse, il lettore più assiduo di questo blog. Lascio a voi ogni tipo di commento.

Copio spudoratamente il titolo del presente post da un articolo pubblicato su Il Sole24Ore del 28/09/2008 che trovate peraltro come primo allegato, l’articolo è molto breve, diretto e di facile lettura quindi consiglio a tutti voi che state leggendo di dedicare cinque minuti della vostra pausa caffè alla lettura dello stesso prima di affrontare ciò che segue; dicevo che il titolo dell’articolo non potrebbe essere più efficace di così e da esso trarrò spunto per tutta una serie di argomenti affrontati di seguito (e poi non potevo mica mettermi a riportare tutto l’articolo da zero per la vostra bella faccia eh :D).

sole24ore-il-pane-per-la-ricerca

La consultazione di questo primo allegato e degli altri che si susseguiranno è fondamentale in quanto spesso e volentieri farò riferimento ad essi nel citare cifre, fatti o se preferite semplicemente per dimostrare che ciò che sto per dirvi non è frutto della mia fantasia bensì è la realtà dei fatti.
Ma veniamo al punto della questione ovvero: la ricerca universitaria in Italia; sia ben chiara una cosa, non mi lamenterò di quanta poca ricerca si faccia in Italia, anche se è vero, ma comunque ci pensa già Piero Angela a sottolinearlo settimanalmente, il mio obiettivo è semplicemente mettere in evidenza qualcosa di ben più grave, ovvero la sensazione di stare per diventare testimoni di una totale scomparsa della ricerca nei prossimi 5 anni!!!

Un pò pretenzioso direte voi, credere di poter prevedere il futuro…strano ma come me ci sono molti altri veggenti più o meno improvvisati dello stesso parere del sottoscritto, in effetti sto parlando della CRUI ovvero della Conferenza dei Rettori delle Università Italiane, diciamo non proprio persone terra terra ecco, il motivo di tutto ciò deriva dal fatto che nel mese di Giugno 2008 è stato approvato un Decreto Legge (il 112/08), i meno informati sono invitati a cliccare sul link relativo anche se a me piace citare testualmente parte della sua definizione: “è un atto normativo avente forza di legge, adottato in casi straordinari di necessità ed urgenza dal Governo” e noi ci chiediamo: “Ma cosa deve esserci di tanto straordinario ed urgente da dover scomodare un atto normativo del genere, per giunta in piena estate???”, io un’idea ce l’avrei e si basa sul fatto che fisiologicamente dopo la formazione di un nuovo Governo e a valle di tutte le promesse elettorali si arriva al fatidico momento in cui bisogna come si dice in gergo “stringere la cinghia” ovvero tagliare fondi laddove non dovessero essere strettamente necessari, ovviamente ciò ha scatenato la reazione della CRUI nella sua interezza concretizzatasi nel pdf allegato, in particolare consiglio la lettura delle pagg. 9,70 e 140 oltre a tutto il resto.

tremonti_dossiermozioni_dl112_2008

In aggiunta a ciò consiglio fortemente la lettura della breve lettera aperta scritta dal prof. Fulvio Tessitore (giurista partenopeo ed ex-membro di Camera e Senato) nel Luglio 2008, infatti in una apparentemente misera paginetta troverete condensate tutte le motivazioni che giustificano la reazione del mondo accademico italiano nei confronti di ciò che sta accadendo, in particolare pone l’accento su alcuni aspetti che saranno illustrati pocanzi, fidatevi e leggete con attenzione perchè il prof. sa esprimersi molto più chiaramente di me :).

lettera_tessitore_lug2008

In effetti la questione doveva essere veramente urgente tanto che il Parlamento si è preso la briga di rendere il d.l. Legge a tutti gli effetti ben prima della fine dell’estate e qui mi pongo di nuovo l’interrogativo di cui sopra, se ricolleghiamo tutto otteniamo che tale Legge andrà applicata nella finanziaria e quindi servirà verosimilmente per effettuare i tagli tanto temuti, dal momento che non sono un giurista nè tantomeno lo diventerò un domani allego un file costituito da alcuni estratti della 112 che sono peraltro commentati.

scheda-flc-cgil-di-commento-al-decreto-legge-n1-112-del-25-giugno-2008

Per chi fosse interessato a consultare la legge nella sua interezza (che tratta molti altri aspetti oltre a quello di nostro interesse) o per chi magari non dovesse fidarsi di un pdf scritto e commentato dalla CGIL è disponibile il link ufficiale sul sito del Governo; a questo punto ci tengo a puntualizzare un’altra cosa (anche se credo che dopo aver letto tutto il post la mia puntualizzazione risulterà essere superflua): tutto ciò che esporrò è da considerarsi assolutamente privo di colore politico per quanto mi riguarda (poi potrete accapigliarvi fra di voi e strumentalizzare quanto vi pare e piace ;)), a dimostrazione di ciò ci viene in aiuto nuovamente il primo allegato in cui, verso la fine della terza colonna, si scopre che un tentativo era stato fatto già nella scorsa legislatura, conclusione: non esistono quindi per me partiti di persone buone e partiti di persone cattive…

Ma facciamo una digressione temporale e notiamo che la parte che ci interessa dell’allora d.l. 112 è la seguente: tagli piuttosto pesanti dell’FFO, che stando alle cifre ipotizzate sempre nel primo articolo si aggirerebbero intorno al 50% dell’ammontare attuale; a questo punto mi sembra utile spiegare cos’è questo famigerato FFO, l’acronimo sta per Fondo per il Finanziamento Ordinario delle Università e costituisce la principale fonte di entrata per le Università statali, vale a dire brutalmente che equivale a tutti gli utili di un’Università a meno delle tasse pagate dagli studenti iscritti, tanto per fare due conti in tasca agli Atenei statali la legge stabilisce che tali tasse non possono superare il 20% del totale dei finanziamenti, riporto nello specifico il caso della mia Università ovvero la Federico II di Napoli (la cui percentuale di tasse si aggira intorno al 13%) sottoforma di bilancio 2006 allegato in formato pdf nonchè, dedicato gli studenti di economia più smaliziati, il link reso pubblico dall’Ateneo su cui si trovano tutte le voci possibili e immaginabili del bilancio.

entrate06

uscite06

relazionebilancio06

Per inquadrare la situazione a livello nazionale riporto un file sempre in formato pdf contenente ora gli FFO e altre importanti voci di tutti gli Atenei italiani questa volta riferiti all’anno 2007, non preoccupatevi della discrepanza temporale fra i vari documenti, servono semplicemente a dare un’idea quantitativa delle condizioni critiche in cui versano tutte le Università statali italiane.

ffo_2007

Volendo fare un ulteriore zoom out è possibile valutare anche l’indicatore OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), puntualmente fornitovi in formato excel, che appunto fornisce degli indicatori in grado di stabilire quanto spende ogni paese del nostro globo in relazione al GDP (Gross Domestic Product, nè più nè meno che l’equivalente del PIL nostrano) riuscendo ad individuare la nostra nazione all’interno di un contesto mondiale.

OCSE_indicators_chapterB.xls

Si evince immediatamente (specie se diamo un’occhiata ai grafici) quanto in Italia si sia riottosi nei confronti dell’istruzione in generale, infatti l’indicatore comprende tutti i livelli d’insegnamento, e quindi ciò lascia presagire che presumibilmente un’ulteriore riduzione di tale spesa non potrà non dare risultati negativi dal momento che siamo già sotto la media mondiale.

Nel frattempo ne è passata di acqua sotto i ponti e siamo arrivati ad oggi, o più precisamente all’inizio dell’Anno Accademico, in occasione di tale ricorrenza, vista e considerata la situazione e la mancata presa in considerazione di tutte le proteste da parte del Governo, è stato approvato all’unanimità dalla CRUI un nuovo documento in data 25 Settembre 2008 le cui conclusioni non fanno presagire nulla di positivo.

linee_intervento_crui

A questo punto mi chiedo così come mi auspico vi starete chiedendo anche voi:”di questo passo dove andremo a finire???”, “che destino è riservato all’istruzione e più in generale alla cultura in Italia???” e ancora “si arriverà ad un punto in cui non ci sarà più traccia nemmeno del famoso chilo di pane più volte citato nell’articolo iniziale???”, ai posteri l’ardua sentenza come diceva un tale poeta coi basettoni di cui non ricordo più il cognome dal momento che hanno tagliato i fondi anche alle mie conoscenze…

stormj83

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